Il ‘900 inizia con un fatto luttuoso di carattere nazionale di cui è protagonista un pratese, alludiamo all’uccisione del re Umberto I per mano dell’anarchico Gaetano Bresci. Grande è il turbamento e il disagio in città. Prato è ancora racchiusa nelle mura trecentesche, e circondata da ampi spazi a verde agricolo.
La prima guerra mondiale pretende da Prato un pesante tributo di sangue. Nella seconda guerra mondiale, altrettanto catastrofica, vede un’attiva resistenza partigiana che si distingue in molti episodi e paga il prezzo più alto con l’eccidio di Figline, quando 29 partigiani catturati dai tedeschi vengono impiccati. La seconda guerra mondiale provoca gravi distruzioni, anche nel centro storico, soprattutto a seguito dei bombardamenti nel 1944.
La liberazione della città avviene il 6 settembre del 1944 e, rapidissimo, un autentico capolavoro di ingegnosità, è il decollo post-bellico delle industrie pratesi ormai sempre più orientate al tessuto.
Dopo la consistente immigrazione proveniente dal Sud degli anni sessanta e settanta, a partire dagli anni novanta, la città è stata meta di un’immigrazione extracomunitaria molto consistente.
Dai primi anni '90 la città è sede di un importante polo universitario, con oltre 2000 studenti iscritti, denominato "Polo universitario Città di Prato", nato dalla collaborazione tra l'Università degli Studi di Firenze e una società consortile nata dalla collaborazione tra Enti locali (in primo luogo il Comune di Prato) e vari soggetti privati, il PIN, proprietaria dell'edificio (già sede del prestigioso Istituto T. Buzzi e ristrutturata per l'occasione) che ospita il polo. Presso di esso sono attivi alcuni corsi di studio facenti capo alle facoltà di Economia, Lettere e Filosofia, Ingegneria, Medicina e Chirurgia e Scienze politiche dell'ateneo fiorentino.
Piccolo accenno al dialetto pratese che non si discosta molto dal fiorentino. L'unica particolarità fonetica, tra l'altro diffusa in modo parziale, è l'eliminazione della t e della c intervocalica; si nota cioè una gorgia toscana particolarmente rafforzata. Ad esempio spettacolo e capìto diventano spettàolo e capìo.
Eleonora Maccarone
Bibliografia
Sitografia