Le mura occidentali erano lungo l'attuale Via Tornabuoni: infatti, ad Ovest di questa arteria le strade non hanno più l'andamento ortogonale (cioè l'impianto a scacchiera), come si vede nel prolungamento del decumano maggiore di Via degli Strozzi, nel “tridente” di Via della Vigna Nuova (verso il Ponte alla Carraia, o verso Borgo Ognissanti e Il Prato), Via della Spada (verso Via Palazzuolo e Porta al Prato), Via del Sole (verso Via della Scala).
Le Mura Occidentali erano bagnate dal corso del Mugnone, che durante i secoli è stato più volte spostato verso valle. Questo torrente, che nasce da Vetta Le Croci, arriva nella piana di Firenze attraverso la gola di Ponte alla Badia Fiesolana (ai piedi di Fiesole, e di San Domenico) ed ha spesso assecondato la linea di difesa che cingeva la città.
L'attuale Via Rondinelli, non a caso angolata rispetto a Via Tornabuoni e Via Cerretani, rappresenta una smussatura dell'angolo formato dalle mura, proprio per facilitare il defluire delle acque, soprattutto in caso di piena. Il ristagno delle acque rendeva questa zona paludosa e perciò fu detta “il Pantano” (oggi Via Panzani).
E le mura hanno continuato, nel lato occidentale, a passare per l'attuale Via Tornabuoni non solo in epoca romana, ma anche durante la ripresa carolingia (secolo IX), ed infine durante l'ingrandimento della città ai tempi di Matilde di Canossa (nel 1078, con la quarta, o cerchia “antica” nominata da Dante), quando il Mugnone passava da San Marco, Via Cerretani e Via Tornabuoni, per immettersi nell'Arno all’altezza del Ponte a Santa Trìnita, alle spalle della chiesa.
Fu con le mura del 1175 (la prima cerchia comunale, la quinta cittadina) che il Mugnone, da Piazza della Libertà, venne incanalato verso Via San Gallo, Via de' Ginori, traversando Via Guelfa: dopo aver oltrepassato la chiesa di San Lorenzo, passava da Via del Canto de' Nelli, Via del Giglio, Via de' Fossi (dal nome allusivo al fossato che difendeva le mura), per gettarsi in Arno tra il Ponte alla Carraia e la chiesa di Ognissanti.
La targa attuale “Canto alla Macine”, all'incrocio tra Via Guelfa e l'asse stradale Via San Gallo – Via de' Ginori, ci ricorda che qui passava il torrente, che forniva l'energia allo strumento per triturare il grano, tanto che questa “cantonata” (o angolo, o spigolo) vi prendeva nome, come succede frequentemente nella toponomastica fiorentina.
Infatti questi punti di incontro (di strade, ma anche di persone) sono denominati spesso secondo le specificità del luogo (Canto degli Aranci, dei Fiascai, alla Paglia, allo Studio, de' Banderai, alla Cella di Ciardo), o secondo le famiglie (Canto de' Sassetti, de' Cerchi, de' Girolami, de' Nelli, de' Bischeri, degli Strozzi).
Vicino al Canto alle Macine (Decameron, VIII 3, 50: Calandrino e l'elitròpia) era la casa di Calandrino, come testimoniato dal Boccaccio, che ci racconta che il protagonista della novella vi ritorna, da Porta di San Gallo, convinto di aver trovato la pietra che rende invisibili.
E che in questo posto si trovava un mulino è confermato da un documento del XVI secolo, dove si dice che la costruzione servì da pulpito per le prediche di un compagno di fede di Ignazio di Loyola.
Una nuova deviazione del Mugnone fu determinata con l'ultima (la sesta) cinta muraria fiorentina (la seconda cerchia comunale), quella iniziata nel 1284, e compiuta nel 1333, cinta che corrisponde ai moderni viali di circonvallazione, e alle Porte ancora esistenti, come “San Gallo” (a Nord), “alla Croce” in Piazza Beccaria (ad Est), “Romana” (a Sud), o “al Prato” (ad Ovest).
Da Piazza della Libertà il Mugnone fu incanalato per Viale Spartaco Lavagnini, Viale Filippo Strozzi, Viale Fratelli Rosselli, davanti la Porta al Prato, per entrare in Arno nella zona chiamata un tempo “La Sardigna” (ben visibile nella “Carta della Catena”, presso il Museo Storico-Topografico “Firenze com’era”), poco a monte dell’attuale Ponte alla Vittoria.
Il fatto che il Mugnone passasse da quello che oggi è il Viale Filippo Strozzi è ancora oggi riscontrabile da un ponte e dal letto secco del fiume, che si possono vedere ai piedi di quella Porta a Faenza, che faceva parte della sesta e ultima cerchia muraria fiorentina, quella trecentesca, che corrisponde agli attuali viali di circonvallazione: non a caso vi si dirige l’attuale Via Faenza (un tempo Via di Porta a Faenza). Poi la Porta, scapitozzata, fu incorporata nella Fortezza da Basso nel Cinquecento, ma la sua struttura tozza e squadrata è ben identificabile a destra dell'ingresso, entrando all'interno della struttura difensiva cinquecentesca (in pratica: alle spalle del Mastio).
Attualmente il Mugnone, dopo la zona delle Cure, prende la direttrice Viale Milton, Viale Redi, Piazza Puccini, Via Tartini, Il Barco, e sbocca nell'Arno all'altezza delle Cascine, nella zona dell’Indiano (dove sorge il monumento al marajà di Kolepoor, morto ventenne nel 1870 di ritorno dall'Inghilterra verso l'India, e cremato in questo posto, proprio a causa del congiungimento dei due fiumi), praticamente ai piedi dell’unica campata in ferro di 210 metri di luce (sostenuta da due rossi piloni in ferro di 48 metri) del moderno (1969-1976) Ponte all'Indiano.