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Le Grandi Terme e la Fullonica di Piazza della Signoria

Lavori abbastanza recenti (1981-1989) per ripavimentare Piazza della Signoria hanno comportato una interessante campagna di scavo archeologico, che ha permesso di ricostruire la storia di questa zona, dall'epoca romana a quella medievale.

La Firenze Romana, le grandi TermeUn pannello esplicativo, davanti alla vetrina di un negozio in Piazza della Signoria (all'altezza di Via Calimaruzza) ci documenta la situazione attraverso i secoli. Qui non interessano le costruzioni medievali (le Torri degli Uberti, abbattute dal 1268 dopo la sconfitta subita dal partito imperiale: alle spalle della statua equestre di Cosimo I; o i resti della chiesa di San Romolo del IX secolo, di fronte a Via delle Farine; o la chiesetta paleocristiana di Santa Cecilia, del VI secolo, davanti alla Pasticceria Rivoire, tra Via Calimaruzza e Via Vacchereccia), ma quanto è stato documentato di epoca romana.

Nella zona della piazza tra Via delle Farine e Via Calzaioli c’erano le Grandi Terme, del II secolo d. C., di circa 500 mq, con edifici in pietra e pavimenti di marmo, decorati da mosaici, e con nicchie per statue.
Di queste Terme sono stati identificati un grande frigidarium rettangolare, tepidaria e calidaria quadrangolari, un grande calidarium circolare con vasca, e piccole palestre, insieme a impianti per il riscaldamento e alle relative gallerie di servizio, oltre a giardini e fontane.

Plastico di un CalidariumDurante gli scavi è stato ritrovato anche il Calidarium occidentale del complesso termale risalente alla grandiosa ristrutturazione urbanistica dei primi decenni del II secolo d. C., con le “suspensùrae” (tante colonnine in mattoni pieni quadrangolari, chiamate “pilae”, che creavano tutte insieme una camera d'aria sotto il locale, per riscaldare l’ambiente soprastante), mentre il pavimento era rivestito di marmo. L’aria calda era fatta passare anche attraverso dei mattoni forati (chiamati “tùbuli”) all'interno delle pareti verticali.


Nella zona di fronte al Chiasso dei Baroncelli c'era invece una grande Fullònica (metri 50 x 25), dalle dimensioni tali da rendere probabile l'ipotesi di un impianto “industriale” per il trattamento dei panni, quasi un anticipo della vocazione fiorentina medievale della lavorazione delle stoffe da parte delle Arti o Corporazioni. Sono state trovate, di questa antica Lavanderia o Tintoria, le vasche per il lavaggio e la colorazione dei tessuti, con i pozzetti che contenevano le conche per la pressatura con i piedi. Di queste strutture è stato realizzato un plastico, esposto al Museo Topografico “Firenze com'era”.

Il follone (latino “fullonem”) è il lavandaio, lo sgrassatore di panni. La follatura è l'operazione con cui si pigiano i tessuti, anche premendoli e sfregandoli, con l'aiuto magari di elementi chimici “naturali”, per farli restringere e rassodare. C’era anche un serbatoio idrico (un “castellum acquae”) destinato ad alimentare gli edifici pubblici della zona. Impianti simili, con le pittoresche vasche piene di liquidi colorati, sono ancora in uso in alcuni paesi arabi, ad esempio in Marocco nella Medina di Fès.

Sono chiamati fulloni (o folloni) anche gli antichi mantici dei forni fusori, che danno nome all'odierna cittadina di Follonica (GR), dove sorsero le Fonderie granducali lorenesi, le quali utilizzavano le miniere dell'Isola d'Elba e di Massa Marittima.

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