Il circuito murario in laterizio, con torri circolari ad intervalli di circa 50 metri, si apriva su quattro Porte: quella Settentrionale, detta “Còntra Aquilonem” (vento del Nord, o tramontana) e poi “Porta Episcopi” (per il propinquo Palazzo Vescovile, ancora oggi esistente, sia pure trasformato e spostato) sorgeva lungo Via Cerretani, allo sbocco dell’attuale Borgo San Lorenzo, accanto all'attuale parte posteriore (la cosiddetta scarsella) del Battistero.
La Porta interrompeva le mura con un arco di circa 3-4 metri di luce, ed era fiancheggiata da due torri cilindriche, in mattoni. È stato evidenziato anche uno stabilimento termale attiguo (le Terme Settentrionali) di modeste proporzioni, ma ricche di decorazioni marmoree: una antica iscrizione ricorda il “bagno di Marte” che era aderente alla Porta nella zona di Nord-Est (davanti all’attuale Farmacia).
Durante degli scavi, sia per fare un fognone (1892) o per collocare un tubo del gas (1895), sia in occasione dei lavori per l’arretramento della facciata del Palazzo Arcivescovile (1895), furono scoperti i resti della Porta Settentrionale: un avanzo della parte inferiore della circolare torre di sinistra (ad Est), ed alcuni mattoni delle mura, oggi conservati in un cortile interno del Museo Archeologico.
Insieme a questi resti sono visibili un “impluvium” (cioè un bacino rettangolare al centro dell’atrio entro cui si raccoglieva l’acqua piovana) di una Domus, e ad un mosaico pavimentale del II secolo d. C., emersi in Piazza San Giovanni. Secondo un’antica tradizione, nell'area del Battistero ci sarebbe stato un Tempio di Marte, ma gli scavi compiuti non hanno confermato questa leggenda.
In questa zona sarà eretta nel 1384 la cosiddetta Colonna di San Zanobi, a ricordo della traslazione del corpo del Vescovo fiorentino, e del prodigio che fece miracolosamente rifiorire (era il 26 gennaio 428, al tempo degli imperatori Arcadio ed Onorio) un olmo che “mise fronde e fiori”, perché sfiorato dal corteo funebre, che trasportava la salma dalla chiesa di San Lorenzo (fondata nel 393 da S. Ambrogio) verso la nuova chiesa paleocristiana di Santa Reparata.
Non è un caso che la colonna sorga al confine tra la città pagana (che sarà considerata vivificata dalla presenza del venerato Santo fiorentino nella futura Cattedrale) e il “borgo”, periferico a quei tempi, cresciuto verso Nord intorno alla originaria chiesa di San Lorenzo, uno dei primi edifici religiosi (corrispondente, all’altra estremità della città, alla chiesa di Santa Felìcita, a Sud, oltre il Ponte Vecchio).
Il cristianesimo era stato introdotto in città da San Miniato, martirizzato nel 250, e sepolto sul colle (136 metri) a Sud dell’Arno (dove è ora la basilica a lui intitolata). Il culto cristiano si era sviluppato soprattutto sulla riva sinistra del fiume, come dimostrano le lapidi (del IV secolo, ed alcune sono scritte in greco: sono esposte nell’androne a destra della chiesa) ritrovate nel cimitero paleocristiano di Santa Felìcita, che testimoniano la presenza di una comunità di mercanti siriaci ellenizzati, giunti via mare alle foci dell’Arno, oppure arrivati da Roma per la Via Cassia Adrianèa.

Le lapidi del cimitero paleocristiano contiguo alla chiesa di Santa Felìcita, a Sud del passaggio sull’Arno, documentano la diffusione del cristianesimo fuori della città pagana, dalla parte opposta alla zona intorno a San Lorenzo.