Parafrasando Erodoto (“L'Egitto è un dono del Nilo”) si potrebbe affermare che Firenze è un dono dell'Arno. Infatti la nascita dell'insediamento è dovuta essenzialmente al suo fiume, in questo caso non tanto come possibilità di coltivazioni, ma come “guado” di attraversamento, da controllare per motivi strategici ed economici. Così sono sorte tante altre città, da Roma (sul Tevere), a Parigi (sulla Senna).
La zona della piana fiorentina è stata abitata fin dalla Preistoria: circa 10mila anni fa i rilievi collinari erano popolati da cacciatori e da raccoglitrici del periodo Paleolitico. Al Neolitico (circa 5mila anni fa) risalgono gli insediamenti di Mileto e del Neto (zona di Sesto Fiorentino) di donne e uomini che praticavano l'agricoltura e la pastorizia, e fabbricavano ceramica.
Abbiamo testimonianze inoltre di sei sepolture ad incinerazione risalenti all'Età del Ferro (esposte al Museo Storico-Topografico): le cosiddette Tombe del Gambrinus, risalenti alla cultura villanoviana (VIII secolo a. C.) e trovate nel 1885-1893 nei dintorni del Chiostro degli Sportivi (zona di Piazza della Repubblica, Via Vecchietti), documentano la frequentazione umana di quest'area, al centro di scambi commerciali tra l'Etruria settentrionale (Volterra) e l'area villanoviana vera e propria (Bologna). Le urne sono costituite da vasi biconici cinerari coperti da una ciotola capovolta, con il loro corredo in un grande contenitore di ceramica (denominato “dolio”), e collocati all’interno di un pozzo scavato nel terreno.
Può darsi che sia esistita anche una “Firenze etrusca”, così come lo storico romano Floro (II sec. d.C.) ci parla di un "municipium splendidissimum" che sarebbe stato raso al suolo per vendetta dall'aristocratico Silla nell'82 a. C. perché, durante la guerra civile, l'insediamento aveva parteggiato per il partito popolare di Mario.