Ai tempi dell’imperatore Adriano, al quale dobbiamo anche il nuovo percorso della Via Cassia, i Romani avevano costruito l’Anfiteatro fuori delle mura. Nelle foto aeree, o semplicemente in una cartina di Firenze, se ne vede il tracciato ellittico che comprende l'attuale Via Tòrta (dal nome ovviamente non casuale), Via de' Bentaccordi, Via dei Benci, Piazza dei Peruzzi, in una zona contigua all’attuale Piazza di Santa Croce. Anche a Lucca, nel tracciato urbano, si riconosce il perimetro ellittico dell’Anfiteatro romano (del II secolo d. C.), con l'arena occupata dalla pittoresca Piazza del Mercato.
Dei ruderi dell'Anfiteatro fiorentino sono emersi durante gli scavi per la costruzione di un fognone in Borgo dei Greci nel 1884. Andando invece in Piazza dei Peruzzi si nota che il prospetto delle case costruite tra XI e XII secolo da questi banchieri (falliti nel 1345 per la mancata restituzione di un prestito da parte di Edoardo III di Inghilterra) è convesso: probabilmente le arcate medievali, incurvate verso l’esterno, corrispondono a quelle dell’antica costruzione di epoca imperiale romana.
L'arcata del numero civico 6 corrisponderebbe all'asse longitudinale dell'edificio romano, composto di 60 facce: la circonferenza è 332 metri, e l’altezza degli spalti doveva arrivare a 30 metri. Le arcate ai numeri civici 7 e 12 r. sono state nel medioevo rinchiuse in parte e ridotte a porte con arco a sbarra.
L'Anfiteatro fiorentino,
sorto intorno al 130 d. C., aveva gli assi della misura di metri 113 x 90, ed era capace di 20 mila posti (il Colosseo di Roma poteva contenere tra i 50 e gli 80 mila spettatori, l'Anfiteatro di Lucca circa 10 mila); l'arena era metri 64 x 40 (nei confronti dei metri 76 x 46 del Colosseo) ed ospitava i “ludi gladiatorii”. Era sorto fuori del circuito murario, in una zona un tempo paludosa, e poi bonificata, come sembrerebbero suggerire i nomi di varie strade circostanti, che alludono ad acquitrini o a luoghi paludosi, come Via dell'Acqua.
Invece Via dell'Anguillara potrebbe rimandare, oltre che ad un luogo ricoperto di acqua, anche al nome dato ai tralci delle viti, che erano raccolti a mazzo e tesi da pioppo a pioppo, somiglianti a un fascio di anguille. Un'altra ipotesi su questo nome è legata al capitano di ventura Baldaccio d'Anghiari, conte dell'Anguillara, che abitò in questa strada al numero 14, e che fu ucciso nel 1441. Costui era marito di quell'Annalena che, rimasta vedova, fece vita religiosa in una casa di Via Romana, davanti a Bòboli, raccogliendo intorno a sé donne sole e infelici.
Il riferimento all'acqua è sicuro per la chiesa di S. Jacopo tra' Fossi (Via dei Benci 6: una delle 36 chiese col titolo di “Parrocchia” verso il 1000), oggi chiesa Evangelica Metodista, e per Via dell’Isola delle Stinche, che si riferisce ad un edificio circondato da fossi, usato nel XIV secolo come Prigione, dove per il vitto dei prigionieri si contava sulla pietà della gente; infatti sulla porta era scritto “Oportet misereri” (è opportuno, è necessario avere misericordia), anche se il popolino decifrò la scritta come “Porta dei Miseri”.
Via del Parlascio (tra Via Vinegia e Borgo dei Greci) allude invece ad un nome greco (perì-èlason = recinto circolare) con riferimento all'antico andamento ellittico della strada.
La vicina Via delle Burella (tra Via Torta e Via dell'Acqua) ricorda nel nome i corridoi voltati sotterranei (caratterizzati dal “burius” = buio) attraverso i quali le fiere da spettacolo entravano nell'Anfiteatro romano; nel Duecento questi cunìculi, oscuri e malsani, furono luoghi di prostituzione e di carcerazione.